EDITORIALE DEL MESE
NUMERO 17
LUGLIO/AGOSTO
Siamo soli?
L’unità nel proprio ombelico
La comparsa a giugno del cerchio di grano di Poirino ha affascinato ed emozionato tante persone, molti degli appassionati di questa che è ormai diventata una forma d’arte reperibile in tutto il mondo. Tante persone che non possono credere che dei semplici mattacchioni, armati di bastoni e corde, possano fare delle meraviglie del genere per lo più durante la notte, senza alcun riferimento e senza una visione dall’alto. Ci si chiede chi possa essere stato. E così gli Ufo fanno la loro apparizione quest’anno anche nei temi di maturità del Liceo. «Siamo soli?» è la domanda che dai tempi di Giordano Bruno o forse ancora più in là dall’epoca delle antiche civiltà suggestiona la fantasia dell’uomo. «Se ci fossimo solo noi, l’universo sarebbe uno spreco di spazio» rispondeva il padre alla piccola Ellie interpretata da Jodie Foster nel film «Contact» del 1997 di Robert Zemeckis. L’interrogativo rivolto all’esistenza di una forma di vita fuori dalla Terra ci distrae per un attimo dalle faccende prettamente più umane, innalzando la nostra visione verso un altrove, ma costretti a calarci in questa dimensione, ci accorgiamo che la condizione di solitudine è manifesta ovunque. Dalle persone agli animali, tutti ci sentiamo spesso soli, magari traditi e senza una compagnia, alieni anche noi nel sistema in cui viviamo, senza un centro e sradicati. «Soli come un cane» si dice spesso. Quei cani che visti dalle grate di un canile esprimono una tenerezza disarmante e che vengono spesso abbandonati senza alcun ritegno e con grande “superficialità” dall’uomo. L’inchiesta che dallo scorso numero compare sulle pagine della nostra rivista sulla gestione del Canile di Chieri, è stata determinata dalla tante testimonianze che abbiamo raccolto a proposito soprattutto di come vengano gestite le adozioni, perché adottare un cane è diventata una cosa impossibile, quasi come adottare un bambino, ti rigirano come un calzino e ti fanno il terzo grado per vedere se sei un animalista spinto mortificando a volte il tuo desiderio di far del bene e soprattutto quello dei tuoi figli. Tanto che di fronte a tali difficoltà, nonostante la buona volontà che uno può avere, te la fanno perdere. L’inchiesta ha fatto scaturire anche un’interpellanza durante l’ultimo Consiglio comunale di giugno e l’Amministrazione comunale ha risposto che va tutto bene. D’altronde anche alla domanda se ci siano dei problemi di convivenza all’interno della maggioranza, cosa risaputa da tutti, anche dai tombini, ti rispondono che va tutto bene, perché bisogna coprire e non far celare la men che minima crepa, per far veder che c’è coesione e unità. Ma adesso è tempo di vacanza e se ne riparlerà a settembre, quando si ripresenterà di nuovo il problema e chissà se Lancione avrà la medicina giusta per curare questa agonizzante maggioranza? Un’unità che manca un po’ in tutto il Paese, ma che quest’anno si è manifestata incredibilmente al momento di assegnare il “Premio Strega” al nuovo romanzo Il Canale Mussolini dello scrittore Antonio Pennacchi, presentato nella rubrica dedicata alla lettura, che ha scompaginato il verdetto della giuria, con quest’opera in cui parla anche delle cose belle che ha fatto Mussolini, analizzando il Fascismo nel suo complesso, nel bene e nel male. La proverbiale spigliatezza di Pennacchi ci piace, perché il suo romanzo racconta qualcosa e non scava solo nel proprio ombelico come molta della letteratura contemporanea, alla maniera della chanson de geste, come facevano Petronio o Omero prima ancora di Cervantes. Mi ammalia soprattutto perché è stato strano e al contempo particolare scoprire che fosse lui il vincitore mentre mi trovavo in una stanza d’albergo in Cambogia, con la febbre a 40, ascoltando le deliranti affermazioni dell’autore che si scagliava contro tutti e contro il sistema che appiattisce ogni forma di creatività. Una piacevole coincidenza che ci fa sentire meno soli.
Valerio Vigliaturo
Direttore CHierioggi

